28.04.11 – San Bonifacio (Vr) – Incontro con don Andrea Gallo: «Sono venuto per servire»

Giovedì 28 aprile alle ore 20,45 presso la sala civica «Berto Barbarani», in Via Marconi a San Bonifacio, avrà luogo un incontro con don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, autore -assieme a Loris Mazzetti- del libro «Sono venuto per servire» (edizioni Aliberti). Un libro-intervista dove Don Andrea Gallo rispondendo alle domande di Loris Mazzetti, affronta molti dei temi a lui cari.

CHI É DON GALLO:
«Andrea nasce a Genova il 18 luglio 1928 e viene immediatamente richiamato, fin dall’adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno «con» gli ultimi, i poveri, gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all’esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione (…) »
Leggi la biografia di Don Gallo su http://www.sanbenedetto.org

LORIS MAZZETTI:
Loris Mazzetti (Bologna, 1954), regista e giornalista, è capostruttura di Rai Tre. In tv ha realizzato con Enzo Biagi «Il Fatto», «RT Rotocalco Televisivo», Cara Italia, con Fruttero & Lucentini «L’Arte di non leggere», con Fabio Fazio «Che tempo che fa», con Roberto Saviano «Vieni via con me». Ha scritto «Il libro nero della Rai, la macchina delle bugie» (Bur), e con Enzo Biagi «Era ieri», «Quello che non si doveva dire», «L’Italia del’ 900» (Rizzoli). Ha curato i libri su Enzo Biagi «Io c’ero» e «I quattordici mesi» (Rizzoli).

Un libro e un autore che sicuramente faranno molto discutere, ma che ci offrono anche l’opportunità per rivedere le nostre convizioni, rafforzandole o correggendole, grazie alle tesi di chi ogni giorno è a contatto con la frontiera dell’emarginazione sociale.

L’incontro è organizzato dalla Libreria Bonturi con il patrocinio del Comune di San Bonifacio e la collaborazione della Consulta Giovanile di San Bonifacio

INFO
Libreria Bonturi
tel. 045.7610339 – [email protected] – www.libreriabonturi.blogspot.com

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«Drogati di merda». Così Don saluta i suoi ragazzi che gestiscono l’osteria marinara A’ Lanterna in via Milano dove si mangia un pesce da favola. «Ciao Don, in ritardo questa sera», è la risposta di Fabio, che serve ai tavoli. Don gli batte una mano sulla spalla e poi girandosi verso di me: «Solo io li posso chiamare così». Nel saluto c’è tutto l’affetto del mondo per i suoi giovani, per i tanti che sono passati dalla comunità di San Benedetto al Porto, che lui ha aiutato a uscire dal tunnel della droga e del malaffare. Don lo avevo incontrato altre volte, durante un dibattito o un suo intervento in qualche mia trasmissione. Le sue parole mi hanno sempre affascinato, non sono mai buttate al vento, hanno sempre un senso, ti rimangono dentro, ti fanno pensare (è banale dirlo figuriamoci scriverlo, però non ho altro modo per raccontare quello che provo). Quando è stato ospite a Che tempo che fa, mentre Fazio lo intervistava, io ero seduto dietro la scena, seguivo la ripresa attraverso un monitor di servizio, ascoltandolo pensavo: «Peccato che Don sia un prete, se fosse un politico, avremmo trovato il nostro leader». È facile fare il rivoluzionario con il fucile in mano, anche se a volte è inevitabile, soprattutto quando si lotta contro il dittatore o l’usurpatore.

Di Andrea Gallo conosco quasi tutto e mi sono reso conto, studiando la sua vita, che è quella di un grande rivoluzionario sicuramente lui non sarebbe d’accordo con questa affermazione, scommetto che mi direbbe: «Io ho seguito solo le impronte lasciate da altri» non solo per il bene che fa, ma per la forza della sua parola, l’esempio dato dal suo modo di vivere, per la capacità di rendere semplice tutto quello che è complicato. Così ha scritto in una lettera pubblicata dal «Secolo XIX» qualche tempo fa: «Mai finora ci siamo ritrovati con animocosì turbato come oggi. Siamo di fronte, nel nostro bel Paese, a una caduta senza precedenti della democrazia e dell’etica pubblica. La mia coscienza di uomo e di prete che intende coniugare fede e impegno civile è in difficoltà a prendere la parola. Dov’è la fede? Nelle crociate moralistiche? Dov’è la politica? Nei palazzi? Dove sono i partiti? Sempre più lontani. È una vera eutanasia della democrazia, siamo tutti corresponsabili, anche le istituzioni religiose». (tratto dal sito di Aliberti editore)