[di Greenpeace • 21.10.01] Dopo una battaglia di due anni, gli indios Deni ce l'hanno fatta. Con l'aiuto di Greenpeace, al Consiglio dei Missionari Indigenisti e ad un'altra ong, l'Opan, i Deni hanno delimitato il loro territorio ed hanno ottenuto il riconoscimento legale dal governo di questo atto.

Protetto in Amazzonia un territorio grande quanto la Campania. Vittoria degli Indios Deni

Ora, saranno proibiti lo sfruttamento industriale, minerario ed il taglio degli alberi. Il territorio Deni, che fa gola alle industrie del legname, e’ abitato da 670 persone, si estende per 1.530.000 ettari (le dimensioni della Campania) e si trova a circa 1000 chilometri a sudest di Manaus, la capitale dell’Amazzonia. Il decreto, firmato la settimana scorsa dal ministro della giustizia Jose Gregori e’ stato pubblicato ufficialmente il 16 ottobre a Brasilia. Secondo la Costituzione brasiliana tutti i territori degli indios sarebbero dovuti essere demarcati entro il 1993, mentre su 580 comunità, solo 360 hanno ottenuto questo riconoscimento. A maggio ’99 era stata una spedizione di Greenpeace, che indagava sulle attività di taglio illegale della foresta, a scoprire che metà del territorio Deni era stato acquistato dalla WTK, multinazionale malese del legname, tra le più agguerrite. I Deni erano stati tenuti all’oscuro dell’intera operazione, ma una volta venuti a conoscenza del fatto, avevano chiesto aiuto all’organizzazione ambientalista. Attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo (Brasile, Cile, Inghilterra, Olanda,Svezia, Spagna, Grecia, Germania, Austria, Stati Uniti e Cina) hanno collaborato alla demarcazione di 53 chilometri di sentieri e 218 chilometri di confini lungo fiumi e torrenti, apponendo il cartello: “Territorio Deni, ingresso proibito”: “Siamo orgogliosi di aver giocato la nostra parte nella clamorosa vittoria dei Deni- spiega Sergio Baffoni, responsabile campagna foreste Greenpeace Italia  Il governo brasiliano deve ora mantenere la promessa di completare la delimitazione del territorio Deni, ma anche quella degli altri territori indigeni, ovvero il 20% dell’Amazzonia”.Poco dopo aver mostrato le prove del taglio illegale  di mogano, la scorsa settimana, Paulo Adario, responsabile della campagna di Greenpeace per l’Amazzonia ha ricevuto serie minacce di morte. Greenpeace, ieri, a Roma, come in tutte le capitali europee, ha consegnato agli ambasciatori brasiliani una lettera in cui si chiede al governo brasiliano garanzie sulla sicurezza di Paulo Adario e di tutti gli attivisti in Brasile e l’adozione di misure immediate in seguito alla denuncia presentata da Greenpeace al procuratore federale brasiliano, sulle operazioni di taglio illegale di mogano rubato nella riserva degli indios Kayapo, in Para’.


(fonte: Greenpeace)