REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. 63 OSSERVATORI ELETTORALI DELLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA

Sette padovani, sei trevigiani, cinque veneziani, due vicentini e un rodigino. Sono i ventun volontari che partiranno dal Veneto la notte fra sabato e domenica per raggiungere l’aeroporto militare di Ciampino (Roma), dove alle sei di mattina si imbarcheranno su un aereo di Stato alla volta del Kivu (Repubblica Democratica del Congo) assieme al Viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli. Obiettivo: svolgere la funzione di osservatori internazionali di società civile alle prime elezioni democratiche, da più di quarant’anni, che si svolgeranno nel grande paese africano il 30 luglio.

Complessivamente saranno 63 i volontari italiani che parteciperanno alla missione, considerata dal nostro governo così significativa da mettere a disposizione un aero della Presidenza del Consiglio. In effetti le elezioni congolesi, attese con fervente pazienza dalla popolazione, sono una tappa importantissima per la pacificazione dell’area dei Grandi Laghi e sono state definite il più importante appuntamento dell’anno per il continente africano. La guerra nel Congo ha causato infatti, dal 1998 ad oggi, ben 4 milioni di morti e dal 2003 è stato avviato un percorso di transizione verso la pace del quale le elezioni del 30 luglio sono forse la tappa più importante.

La missione elettorale della società civile italiana è stata voluta e organizzata, su richiesta della società civile congolese, da Beati i Costruttori di Pace e da Chiama l’Africa. Lo scopo è favorire, in particolare nell’est del paese dove sono ancora presenti gruppi ribelli che non hanno riconsegnato le armi, lo svolgimento regolare delle elezioni (primo turno delle presidenziali e legislative).

«Non solo il Governo appoggia questo delicato compito che si è assunta la società civile italiana – spiega don Albino Bizzotto, presidente dell’associazione Beati i Costruttori di Pace, con sede a Padova – ma addirittura il Viceministro agli Esteri Patrizia Sentinelli verrà con noi nel Kivu e ci ha messo a disposizione un aereo di stato per il trasporto dei volontari».

Questi ultimi, provenienti da diverse regioni italiane, saranno in tutto parificati agli osservatori internazionali dell’Unione Europea e della Fondazione Carter, eccetto che per il fatto di non ricevere alcun compenso. Viaggeranno anzi a spese proprie o grazie al contributo di associazioni, enti locali e gruppi che hanno accettato di sostenerli in questa delicata missione. Per poter svolgere il delicato compito di osservatori elettorali si sono preparati con molteplici appuntamenti formativi. Non sono ‘professionisti’ delle elezioni, ma studenti, dirigenti, impiegati e liberi professionisti che hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo alla missione, nel tentativo di garantire ai cittadini dell’ex Zaire la partecipazione ad un voto libero e democratico. Da un punto di vista organizzativo queste elezioni presentano non poche difficoltà: basti pensare che alcuni osservatori raggiungeranno i seggi con elicotteri Onu per mancanza di strade e che nel paese fino a pochi mesi fa non esisteva di fatto neppure un’anagrafe.

«In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – afferma don Bizzotto – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, che sta preparando le elezioni. Tutti hanno apprezzato lo spirito con cui intendiamo offrire il nostro contributo. Abbiamo ribadito più volte la nostra volontà di essere accompagnatori cordiali e non semplici ispettori, sottolineando l’importanze delle elezioni. Ma sappiamo che la presenza di stranieri può funzionare anche da deterrente nei confronti di chi volesse compiere intimidazioni o scorrettezze di varia natura».  

L’iniziativa è appoggiata anche da un gruppo di enti locali, fra cui la Regione Veneto, le Province di Venezia e Rovigo, i Comuni di Venezia, Padova, Rovigo, Maserada di Piave, Fiesso Umbertiano, Quarto d’Altino, nonché dalle Università di Padova e Venezia.

Eugenio Melandri, coordinatore di Chiama l’Africa e direttore della rivista Solidarietà Internazionale del Cipsi (coordinamento di 35 ONG ed associazioni, impegnate da anni nella cooperazione con l’Africa) sarà tra gli osservatori della società civile italiana che si recheranno nella regione di Bukavu, dove ancora avvengono scontri armati. Oltre a sovrintendere allo svolgimento regolare delle elezioni, i volontari incontreranno la popolazione congolese e le organizzazioni locali, per esprimere la solidarietà italiana alla pace che tutti auspicano per il Congo. Melandri e Guido Barbera, presidente del Cipsi, dichiarano che «queste sono le prime elezioni democratiche del Congo, la più grande nazione del continente, e sono fondamentali per portare la pace in tutta la regione centrale africana». Questo viaggio è in continuazione con il Simposio di Pace svoltosi in Congo nel 2002, a cui parteciparono 300 italiani.

 

APPROFONDIMENTI

LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO


L’attuale Repubblica Democratica del Congo (Zaire sino a qualche anno fa) è un Paese estremamente ricco, eppure la sua popolazione è poverissima. Mentre traballa la lunga dittatura di Mobutu, i massacri del ’94 in Rwanda innescano un’ondata apocalittica di profughi (forse due milioni) e stragi anche in Congo. Dopo una breve pausa riprendono gli scontri fra ribelli, milizie locali ed eserciti stranieri. Non è un mistero che molti mirano al controllo delle zone minerarie più ricche.

Fra il ’94 e il 2000 si contano quattro milioni di morti mentre i rapporti di Amnesty International calcolano in 16 milioni i congolesi vittime di violazioni dei diritti umani, privati di alimenti e farmaci. Nel novembre ’99 inizia la missione di pace delle Nazioni Unite in Caschi Blu, che oggi sono 17.000 e rendono la Monuc la missione Onu più grande al mondo.

Come e perché «i signori della guerra» (e chi finora li ha armati) oggi siano costretti ad accettare una transizione democratica… è forse materia da esperti. Chi non si abbandona al cinismo – come la società civile congolese e i Bcp – è convinto che almeno qualche merito vada alla mobilitazione dal basso delle popolazioni e all’impegno dell’opinione pubblica internazionale.

Ed è per questo che dopo le trattative, i vari accordi di pace, i numerosi rinvii e finalmente il referendum sulla Costituzione (lo scorso dicembre), la tornata elettorale che si apre il 30 luglio può significare che un cammino di speranza è stato definitivamente imboccato.


BEATI I COSTRUTTORI DI PACE

Pace, nonviolenza, diritti umani: sta in questi tre concetti l’impegno di “Beati i Costruttori di Pace”, realtà attiva come movimento fin dal 1985, e diventata associazione – la sede è a Padova – nel 1992. Fra i fondatori, padre Alex Zanotelli e don Albino Bizzotto.

Il movimento nasce come risposta a un appello che esprime la convinzione che la pace sia un obiettivo di fondamentale importanza e va perseguita da ciascuno nella vita di tutti i giorni, con un costante impegno in favore della giustizia, del disarmo e della salvaguardia del creato. Di ispirazione cattolica, il movimento fin dall’inizio si è caratterizzato anche per la sua trasversalità rispetto alla società e raggruppa credenti e non credenti.

Il primo  impegno è stato nella sensibilizzazione e testimonianza per superare gli squilibri fra Nord e Sud del mondo, nel promuovere uno stile di vita sobrio e con campagne contro la produzione e il commercio delle armi. Nell’anfiteatro romano dell’Arena di Verona a partire dal 1986 si sono per questo tenuti meeting su tematiche di rilievo, ai quali hanno partecipato anche 25 mila persone e testimoni di fama mondiale, come Rigoberta Mentchù, Susan George, David Maria Turoldo. Fra i temi: disarmo, aparthaid, la riscoperta dell’America, ricerca di un modello economico più giusto. L’ultimo si è svolto a Treviso nell’anno del Giubileo.

E’ la nonviolenza come scelta e stile nei rapporti a caratterizzare i progetti di Beati i Costruttori di Pace, a partire dalla consapevolezza della necessità di “abitare i conflitti”.

Così nel ’92 inizia l’attività in zone di conflitto (Bosnia, Kosovo, Congo, Palestina, Iraq) con azioni di diplomazia popolare e interposizione nonviolenta. Fra queste, le marce della pace in Bosnia nel dicembre 1992 e nell’agosto 1993, in Kosovo nel dicembre 1998 e l’azione di pace per l’Africa “Anch’io a Bukavu”, che ha portato a Butembo (Nord Kivu, Rep.Democratica del Congo) a fine febbraio 2001 circa 300 europei: più di 200 mila persone hanno accolto i partecipanti all’azione di pace, in un incontro fra popolo e popolo, grazie al quale è stato possibile lanciare un grido di pace dall’interno di una guerra che ha provocato quattro milioni di morti.

L’associazione ha realizzato inoltre, grazie all’impegno dei numerosi volontari, attività di animazione per i bambini in Bosnia e Kosovo, monitoraggio sui diritti umani, anche in collaborazione con organizzazioni internazionali.

Sul versante umanitario, i volontari di Beati i Costruttori di Pace sono stati presenti a Sarajevo durante l’assedio e hanno garantito il servizio postale da e per la capitale bosniaca dall’estate del 1993 al gennaio del 1996, consegnando complessivamente 800 mila lettere.

Nella primavera del 2003 è stata in prima fila nella campagna “Pace da tutti i balconi!”, distribuendo in poche settimane in Italia e all’estero buona parte del milione di bandiere della pace che hanno sventolano dalle case di tanti cittadini per dire “no” alla guerra in Iraq.

E’ inoltre coinvolta, in Italia, in campagne sul disarmo nucleare, la riconversione dell’industria bellica e iniziative di sensibilizzazione sulla sobrietà negli stili di vita e la riduzione dei consumi.

Beati i Costruttori di Pace è infine impegnata nell’educazione alla pace nelle scuole, nelle parrocchie e più in generale sul territorio.

Per informazioni: www.beati.org – tel./fax 049/8070699, beati@libero.it

Sede: via Antonio da Tempo, 2 – 35131 Padova