[di Don Albino Bizzotto E Francesco Comina • 2001] Le immagini che ci arrivano dagli Stati Uniti ci mostrano una violenza spettacolare e cinica oltre ogni immaginazione: civili requisiti e usati come bombe contro altri civili ignari e innocenti, uccisi per obiettivi che non appartengono loro...

11 SETTEMBRE 2001: DICHIARAZIONI/4

RIFLESSIONE/7. ALBINO BIZZOTTO: LA TENEREZZA DEI POPOLI – [Don Albino Bizzotto e’ presidente dei “Beati i costruttori di pace” (per contatti: beati@libero.it)] Le immagini che ci arrivano dagli Stati Uniti ci mostrano una violenza spettacolare e cinica oltre ogni immaginazione: civili requisiti e usati come bombe contro altri civili ignari e innocenti, uccisi per obiettivi che non appartengono loro. Una simbologia di morte e di guerra senza confini che lascia tutti sgomenti e angosciati. Anche noi come tutti gli statunitensi, amici o avversari politici, mai avremmo ritenuto possibile un simile colpo al cuore della “superpotenza”, nel momento culminante della sua supremazia. Proprio quando stava partendo lo “scudo stellare” per il controllo e l’egemonia incontrastata del pianeta e dello spazio si apre questo squarcio, che mostra, con una evidenza abbagliante, come il ricorso alla forza non serve ne’ come difesa ne’ come deterrente. Sono cambiati con questo atto il concetto e la natura stessa della guerra; ne’ le navi da guerra ne’ alcuno scudo stellare avrebbero potuto proteggere le migliaia di persone uccise a New York e a Washington. Le armi rendono allo stesso tempo potenti e vulnerabili. Ci chiediamo come puo’ essere veramente significativa l’espressione della nostra solidarieta’ a tutte le vittime e ai loro familiari. Vorremmo che tutto il popolo statunitense potesse capire e soprattutto sperimentare in questo momento di smarrimento e sofferenza quanto e’ importante la solidarieta’ e la tenerezza degli altri popoli. E vorremmo che i suoi governanti e responsabili politici avessero la saggezza di comprendere che non l’egemonia costruita sulla forza economica e sulle armi, ma la collaborazione con tutti alla pari e’ la grande risorsa politica per garantire la sicurezza mondiale e per rispondere alle urgenze dell’umanita’ e del pianeta. Ogni risposta di ritorsione armata contro nemici trasversali difficilmente localizzabili e identificabili, senza una ricerca seria e il perseguimento dei responsabili, in questo momento potrebbe innescare una spirale di reazione a catena di violenze che possono portare a una guerra generalizzata. Il segretario generale della Nato ha ricordato che, secondo gli accordi del Patto Atlantico, i diciotto alleati sono tenuti ad accorrere in difesa dell’alleato aggredito. Chiediamo all’Italia e agli altri membri della Nato di garantire ogni difesa da attacchi esecrabili come questo, ma di predisporsi con calma e riflessione alla ricerca delle modalita’ politiche per non cedere alla tentazione della risposta militare. La sofferenza per le vittime statunitensi deve aiutarci a riconoscere e tener conto nelle nostre risposte anche di tutte le innumerevoli persone che ogni giorno, in forma silenziosa e anonima, in tutto il mondo vengono sacrificate innocenti dalla violenza diretta e da quella strutturale. Nel ’45 l’umanita’ di fronte alla devastazione della guerra ha creato l’Onu, oggi di fronte a questa disgregazione mondiale l’umanita’ puo’ riscoprire la necessita’ della nonviolenza, scelta come alternativa politica non solo per le singole persone, ma anche per gli Stati e per tutte le istituzioni internazionali. – RIFLESSIONE/8. FRANCESCO COMINA: E’ TERRIBILE… [Francesco Comina e’ impegnato in Pax Christi, questo suo commento e’ stato pubblicato sul giornale “L’Adige” di Trento] Adesso tutti ci chiediamo che cosa potra’ ancora accadere. Ora che il braccio dell’apocalisse e’ penetrato nel santuario del mondo occidentale dove nessun potere umano aveva mai osato entrare in questo modo, con questa forza e con questa barbarie distruttiva, nessuna ragione davvero umana sembra poter salvare il mondo cosi’ com’e’. Ma la cosa peggiore e’ che nessuna ragione umana sa descrivere il mondo cosi’ come sara’. Il vento terribile di Hiroshima oggi torna ad invadere le citta’ con i suoi abitanti che dormono, che faticano o che si baciano per amore. Il fungo sale con la polvere della distruzione sopra cumuli di rovine e di morti. La citta’ giapponese ne ha inghiottiti 100.000 in un solo colpo (ma c’era la guerra e gli Usa l’hanno fatta finire con la bomba atomica), New York, invece, ne cerca oltre 20.000 nel giardino di una pace, che sembrava destinata ad unificare il mondo. L’Onu aveva appena annunciato che i primi dieci anni del Terzo Millennio sarebbero stati segnati da un vocabolario nuovo, quello della giustizia e della riconciliazione fra i popoli, e invece e’ l’incubo della fine a proiettare le nuove generazioni sul baratro della condizione precaria dell’esistenza. “The Day After”, il film che ha cercato di leggere la fine del mondo con gli occhi di una telecamera piazzata sulle rovine del disastro nucleare, e’ stato vissuto da noi tutti attraverso l’obiettivo di telecamere vere piazzate sulle alte torri centrate dagli aerei della Morte e brancolanti nelle strade buie e polverose della catastrofe in diretta. La polvere bianca del film si e’ sparsa ai piedi della superpotenza americana. E’ terribile. L’uomo non ha saputo sfruttare la sua ragione per organizzare una civilta’ equa, armoniosa, libera dalle frenesie del dominio etnico, culturale, religioso, politico. La pace e’ stata messa in un cantuccio, considerata come un oggetto romantico e sentimentale, buono per addolcire certe conclusioni di film d’avventura. Non e’ stata messa al centro, ne’ delle chiese, ne’ delle istituzioni politiche, ne’ delle fedi, ne’ delle culture, ne’ delle pedagogie, ne’ delle letterature. Abbiamo privilegiato il braccio di ferro, la contesa continua, la volonta’ di potenza. Ci hanno pensato i profeti a dire che lungo i sentieri di questa umanita’ c’e’ solo la foresta della violenza a scatenare gli istinti macabri dell’odio. E cosi’ abbiamo creato i mostri che arrivano dall’aria, dall’acqua, dalla terra per far sparire le citta’, queste culle dell’umanita’: Auschwitz, Hiroshima, Saigon, Beirut, Gerusalemme, Belfast, Bagdad, Sarajevo, Belgrado… Le citta’ dei civili sono attaccate e affondate. Uomini, donne e bambini non possono vivere perche’ il braccio dell’Apocalisse annienta le loro dimora. E’ terribile. Ma nessuno sa cosa accadra’ domani. I sondaggi dicono che il 90% degli americani vuole una ritorsione in grande stile contro i terroristi che hanno osato invadere il cuore del mondo, ma anche contro i Paesi che li ospitano e questo anche a costo di provocare una guerra mondiale. Gandhi e’ morto e sepolto. Il satyagraha, l’energia della verita’ che egli vedeva realizzata nella sofferenza che si oppone alla violenza, non dice nulla all’uomo del terzo millennio. Ma e’ morto anche il diritto scaturito dalla seconda guerra mondiale. La Nato al posto dell’Onu, le armi al posto delle trattative, la paura al posto della serenita’… La soluzione non sta nella ricerca della pace giusta, ma nell’affermazione della forza piu’ grande, che si contrappone alla forza provocante. Questo gioco all’azzardo brucia tutte le candele, perche’ non c’e’ forza piu’ grande di quella che oggi si agita nelle viscere delle potenze mondiali: i missili “in-umani” di oggi sfidano Dio e la creazione. L’esito ultimo altro non e’ che l’Anticreazione. Ecco la follia del nostro tempo: credere di poter risolvere le controversie internazionali con la forza, con la violenza, con il braccio di ferro teso alla provocazione dell’Apocalisse. E’ come segare il ramo dell’albero a cui siamo appesi. Il mondo e’ ingiusto, profondamente squilibrato, terribilmente diviso e lacerato; c’e’ un nord ricco, che sfrutta la maggior parte delle energie del sud povero; ci sono bambini ingrassati dalla noia e dall’effimero, mentre altri hanno la pancia gonfia per l’inedia e muoiono a migliaia e migliaia ogni giorno; ci sono religioni che fanno a gara per rubarsi i fedeli e uomini di fede che tentano con ogni sforzo di abbracciarsi sotto l’unico Dio plurale dei popoli. Eppure, anziche’ capire la complessita’ del mondo e cercare di tracciare strade di convergenza possibili, si preferisce rompere, uccidere, guardare gli inermi con gli occhi iniettati di sangue. E’ terribile. Eppure non sappiamo cosa accadra’ nei prossimi giorni: quale vendetta, quale ritorsione, quale azione americana potra’ mai risarcire un tributo di sangue cosi’ immenso? La via ci sarebbe, ma e’ una via inammissibile dalla nostra civilta’. L’aveva fatta sua Gandhi, attingendola dalla spiritualita’ dell’oriente. La via e’ semplice e impossibile: “Se tu fai questo io ti uccido”, hanno da sempre sentenziato le civilta’ dell’occidente. “Se tu fai questo, sono io che muoio”, hanno proclamato gli spiriti liberi e nonviolenti dell’oriente. E’ la via che Bush non seguira’ mai. L’odio dev’essere combattuto con altro odio, con altri attacchi, con altre citta’ distrutte. Questo sembra essere il dato premonitore di cio’ che ci attendera’. Speriamo che non sia cosi’ e che la ragione faccia luce sui colpevoli di tali terribili attentati, ma preservi il mondo dal rischio di una nuova guerra totale. Se prevarra’ la saggezza l’occidente (Abendsland) non sara’ ancora tramontato. E’ terribile…