VENEZIA. QUARESIMA SENZA ACQUA IN BOTTIGLIA


Con 194 litri pro capite all’anno l’Italia detiene il primato europeo per il consumo di acqua minerale in bottiglia. E a questi 194 litri corrispondono 320 mila tonnellate di rifiuti l’anno prodotti da bottiglie che raramente vengono riciclate.

Da questi dati prende avvio la campagna «Imbrocchiamola», lanciata lo scorso 9 febbraio dalla Pastorale per gli Stili di Vita del patriarcato di Venezia (ufficio unico nel suo genere, non essendo presente in nessun’altra diocesi italiana) per promuovere il consumo di acqua del rubinetto «in occasione della Quaresima». Il responsabile della Pastorale è don Gianni Fazzini, che ha presentato l’iniziativa al Laurentianum di Venezia bevendo tre sorsi d’acqua da una caraffa trasparente: «Il primo lo dedico al bene pubblico contro la privatizzazione. Il secondo lo bevo perché l’acqua è arrivata fin qua e non ha prodotto rifiuti. La terza bevuta la dedico al pianeta terra, alla Bolivia e alla Thailandia», ovvero i Paesi coinvolti nei progetti di cooperazione che saranno finanziati con i soldi risparmiati dall’acquisto di bottiglie di acqua minerale da parte delle famiglie veneziane. Accanto a don Fazzini un testimonial d’eccezione, l’attore ed autore teatrale Marco Paolini: «Fazzini mi ha convocato e, se ti convoca uno che ha fatto il prete operaio e adesso che ha 70 anni ed è vecchio è diventato uno stilista [il riferimento è al Centro per gli stili di vita di cui don Fazzini è direttore, ndr], non puoi dire di no». E così Paolini contribuirà alla campagna portando in tournée una borraccia rossa, che utilizzerà sul palco al posto delle bottiglie di acqua minerale solitamente fornite dai teatri.

La campagna ha ricevuto l’appoggio anche del sindaco di Venezia Massimo Cacciari: «È un’iniziativa esemplare. È vero che siamo bombardati dalla pubblicità, ma non è detto che dobbiamo comprare per forza l’acqua minerale se c’è il rubinetto. Dobbiamo adottare comportamenti che inducano le famiglie a risparmiare e al contempo facilitino i compiti dell’amministrazione». Don Fazzini ha risposto preventivamente alle critiche di natura ‘economica’ dirette alla sua iniziativa, critiche che fanno leva sui mancati introiti per i produttori e le possibili conseguenze sul piano occupazionale: «Siamo chiamati ad adorare il vero Dio e non il dio denaro che oggi va per la maggiore». Ma la sua campagna non è stata attaccata solo dal mondo delle imprese e del sindacato. Sul Correire del Veneto del 12 febbraio 2008 Gianpaolo Romanato, docente di storia della Chiesa all’Università di Padova, ha scritto: «Il papa continua a ripetere, mi sembra, che l’appiattimento sulla cultura dominante, di cui il predetto Ufficio della Curia veneziana ha offerto una sorprendente riprova, è il suicidio e non la salvezza del cristianesimo. Inseguendo l’ecologismo, il buonismo, l’orizzontalismo oggi dominanti, la Chiesa non guadagna una sola anima e rischia di perdere la sua specificità». Ha rincarato la dose Michele Brambilla su il Giornale del 7 febbraio 2008: «La confusione è in agguato quando il gregge incontra pastori che presentano il cristianesimo – più che come l’annuncio di un Dio che si fa uomo, muore e risorge – come un manuale di buone maniere». Brambilla si è scagliato contro lo «stupidario del cristianesimo ecologista» annunciato da uomini di Chiesa che si rendono «grotteschi» quando «invece di parlare di Gesù Cristo e di vita eterna si mettono a inseguire l’ultima moda (o meglio la penultima, perché spesso sono pure indietro di un giro. Ricordate i teologi della liberazione? Furono gli ultimi a credere nel sole dell’avvenire. E i nostri cattocomunisti? Gli ultimi a difendere il nome ‘partito comunista’ e la falce e martello nel simbolo)».

Commenti favorevoli all’iniziativa sono invece giunti dalle associazioni del laicato cattolico: «È sempre più necessario fare scelte non costose ed assumere uno stile di vita più morigerato», ha dichiarato Carlo Vian, storico presidente dell’Azione Cattolica veneziana. «Nello specifico della proposta, rilevo come l’acqua minerale non sia un bene alla portata di tutti e come attorno ad essa ci sia una grande operazione pubblicitaria». Mentre secondo Elena Tagliarolo, capo responsabile per la zona di Mestre degli scout, l’iniziativa è «molto positiva» perché «si rivolge sia al cristiano che al non credente: il primo con questo sacrificio potrà vivere meglio la Quaresima e il secondo potrà interrogarsi di più sul proprio rapporto col consumo; siamo troppo legati alle mode e all’apparenza e le cose da fare possono essere molte».