[Unimondo • 10.12.03] Nel 2002 gli Usa hanno esportato strumenti per elettroshock del valore di 14,7 milioni di dollari e 4,4 milioni di dollari di strumenti di costrizione, tra cui ceppi per incatenamento e manette, a Paesi denunciati dal dipartimento di Stato per il continuo uso della tortura. Lo rivela il recente Rapporto "I mercanti del dolore" di Amnesty International che denuncia come nello stesso anno gli Usa hanno esportato in Arabia Saudita oltre nove tonnellate di ceppi per incatenamento di ferro...

USA. ESPORTATI, NEL 2002, STRUMENTI DI TORTURA PER 20 MILIONI DI DOLLARI

Nel 2002 gli Usa hanno esportato strumenti per elettroshock del valore di 14,7 milioni di dollari e 4,4 milioni di dollari di strumenti di costrizione, tra cui ceppi per incatenamento e manette, a Paesi denunciati dal dipartimento di Stato per il continuo uso della tortura. Lo rivela il recente Rapporto “I mercanti del dolore” di Amnesty International che denuncia come nello stesso anno gli Usa hanno esportato in Arabia Saudita oltre nove tonnellate di ceppi per incatenamento di ferro. “Nonostante la tortura sia tuttora in auge in Arabia Saudita, la Smith and Wesson non si è fatta alcun problema ad esportare 10mila ceppi a Riyadh e l’Amministrazione Bush ad approvarne la vendita” – nota William F. Schulz, Direttore Esecutivo di Amnesty  International Usa (AIUSA). Gli Usa sono uno dei pochi paesi a richiedere l’emissione di licenze di esportazione per il trasferimento di “strumenti di costrizione”, ma –sottolinea Amnesty Usa – “l’Amministrazione Bush sta violando lo spirito della stessa legge sull’esportazione approvando la vendita di questi strumenti a Paesi che li usano per la tortura”.  Tra i Paesi ai quali gli Usa hanno venduto “equipaggiamenti per la sicurezza” e “strumenti di costrizione”, appaiono altri Paesi dove la tortura e’ tuttora in vigore come lo Yemen, la Giordania, il Marocco Bangladesh, Brasile, ECuador, Ghana, Honduras, India, Libano, Thailandia, Turchia e Venezuela, ma anche Paesi come la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Olanda, l’Italia dove sono stati importati manganelli elettrici, pistole con proiettili per stordire e immobilizzare e strumenti per elettroshock. Gli Usa non sono l’unico produttore ed esportatore di questi strumenti: al mondo vi sono infatti 856 compagnie che li producono dislocate in 47 Paesi e, tra questi spiccano Taiwan, la Cina, e la Corea del Sud che insieme dominano il mercato degli strumenti per elettroshock. Per quanto riguarda il periodo 1999-2003, Amnesty International ha individuato almeno 59 aziende che producono armi da elettroshock in dodici paesi: Brasile, Cina, Corea del Sud, Federazione Russa, Francia, Israele, Messico, Polonia, Repubblica Ceca, Stati Uniti d’America, Sudafrica e Taiwan. Sono pochi i governi che controllano adeguatamente la produzione, la vendita e l’esportazione di equipaggiamento di polizia e di sicurezza. La Commissione Europea ha presentato una bozza di Regolamento commerciale che, se applicato, potrebbe impedire l’esportazione dagli Stati membri di equipaggiamenti il cui scopo primario è la tortura (come i ceppi di ferro e le cinture elettriche) e sottoporre a rigoroso controllo l’esportazione di equipaggiamento che la Commissione considera legittimo se usato nel corso di operazioni di polizia ma che potrebbe essere usato per torturare (come i gas lacrimogeni e le armi elettriche stordenti). Il comunicato dell’Associazione nota che “Amnesty International apprezza questi passi in direzione di un controllo, ma ritiene che il testo del Regolamento commerciale dovrebbe essere reso più stringente” e “chiede che il loro uso sia sospeso in attesa di indagini rigorose e  indipendenti”.


(Fonte: www.unimondo.org ; http://unimondo.oneworld.net/article/view/74400/1/ )