L’opinione

CON EMERGENCY, CONTRO LA GUERRA

[di Gino Strada • 19.09.02] «L'informazione è un'arma» ha detto Colin Powell, e la guerra mediatica è già iniziata. Giornali e televisioni hanno incominciato il loro lavoro sporco per creare consenso alla nuova barbarie che è già all'orizzonte. Guerra. A questa parola non riesco ad associarne altre che non siano morte e sofferenza, lutti e miserie. Nel terzo millennio, molti esseri umani continuano a ritenere possibile, a volte addirittura giusto, uccidere altri esseri umani. Perché questa follia? Per il dio danaro o per il potere che genera danaro, per affermare la propria visione del mondo o in nome della democrazia e della civiltà.

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ETTORE MASINA – LA LETTERA DI SETTEMBRE 2002

[di Ettore Masina • 19.09.02] Ho un ricordo indimenticabile delle poche ore trascorse a Buenos Aires una decina di anni fa. Ad ogni angolo di strada, in ogni quartiere, si rifacevano vive in me le amate pagine di Cortazar e di Borges, e quelle, più tenere, “popolari” e “rionali”, dipinte da Osvaldo Soriano; ma più ancora scoprivo con emozione intere vie che sembravano trasportate di peso, per qualche incantesimo, da Milano o, meglio ancora, da Genova (e infatti genovesi, e approdati in Argentina, furono, alla fine del secolo XVIII i nostri primi eroici emigranti al di là degli oceani).

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DOVE MUORE LA CIVILTA’

[di Vincenzo Andraous • 04.09.02] Tante, troppe volte ho scritto, abbiamo scritto del e sul carcere, infinite volte ai silenzi assordanti sono seguiti sofismi e editti che sono rimasti lettera morta. Grosse fette della Società, delle Istituzioni, dei Governi trapassati/attuali, hanno speso parole e intenzioni, ma opere ben poche, se non quelle del redigere rapporti di morti sopravvenute e di utopie tutte a venire: nonostante le dimensioni di una disumanità ormai divenuta regola, di un moltiplicarsi tragico di suicidi, di autolesionismi, di miserie umane così profondamente deliranti, che l’orda barbarica, storicamente così definita dal carcere per i suoi abitanti, s’è tramutata in una colonna sgangherata di esseri perduti, senza più inizio né fine, senza più una professione di fede, neppure quella della strada. Il popolo della galera non ha più generazioni  da consegnare alla storia, quelle che in essa si sono imbattute, sono ormai annientate e hanno portato con sé la rabbia, il furore, la follia.

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11 SETTEMBRE: SONO PERPLESSO…

[di David Conati • 04.09.02] Da quella fatidica data di settembre è trascorso un anno. Un anno in cui osservare e riflettere sono stati due verbi che mai hanno avuto una importanza simile.

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RAMOSCELLI DI ULIVO SPEZZATI

[di Vincenzo Andraous • 14.08.02] Internet e navigatori, un modo nuovo per non nascondersi di fronte ai problemi, soprattutto un modo nuovo per parlare fuori da ogni clamore rivendicativo. Mi hanno chiesto in molti, perché sono dalla parte di Adriano Sofri. Perché lo ritengo innocente. Poi mi hanno chiesto ancora cosa ne penso di una vita umana depredata del suo diritto di vivere...

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UNA FUNE SULL’ABISSO

[di Vincenzo Andraous • 30.07.02] Il carcere a detta di molti affermati studiosi non riesce a piegarsi a nessun scopo sociale condivisibile. Personalmente non sono d’accordo con questi scienziati;  almeno fin tanto che il carcere renderà pietra dura che dura anche il pensiero più fragile, quel pensiero senza più credo affondato dalle scelte sbagliate.

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INTERESSE COLLETTIVO

[di Vincenzo Andraous • 09.07.02] Quando si parla di carcere, si rischia di incorrere in esternazioni ideologiche, che sono il mezzo per infilare la scorciatoia più vicina, per non percorrere la strada faticosa a nome Giustizia e Umanità. Per partorire davvero riforme, invece occorrono costruzioni mentali forse difficili, non basta esprimere giudizi.

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ETTORE MASINA – LA LETTERA DI LUGLIO 2002

[di Ettore Masina • 09.07.02] Lo chiamavamo “il gioco della verità”, lo giocavamo a 13-14 anni e sono sicuro che a molti di noi (a me certamente) sembrava ai limiti del peccato, una specie di rischio della sincerità che poteva portarti chissà dove. Bisognava solennemente giurare di non mentire e poi rispondere a una serie di domande che i compagni ti ponevano.. I primi a essere proposti erano gli interrogativi cosiddetti erotici. “Ti piace di più Teresa o Jole.?”; e ad essi, in genere, spudoratamente mentivamo, scoprendoci piegati da un attacco di timidezza irresistibile oppure in base a strategie amorose (al cuore tutto è concesso) minuziosamente preparate...

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